L'estate 2026 ha riportato un tema “caldo” al centro del dibattito: le ondate di calore colpiscono l'Europa, le reti elettriche sono sotto stress e i data center finiscono sul banco degli imputati.
Il racconto che circola è: I datacenter consumano troppa energia, usano troppa acqua e sottraggono risorse alla collettività. Ma è davero tutto qui? Noi non possediamo data center, tuttavia li usiamo ogni giorno per erogare servizi cloud. E proprio per questo, pensiamo sia utile raccontare quello che sappiamo, davvero, su dove risiedono i tuoi dati e come vengono alimentati quei server.
La questione è reale: i numeri del dibattito
Non serve minimizzare, i numeri dicono chiaramente che l'impatto dei data center sull'infrastruttura energetica italiana è un tema concreto.
- In Italia ci sono già oltre 200 data center operativi, con altri 83 in fase di progettazione;
- Negli ultimi tre anni sono stati investiti più di 7 miliardi di euro nel settore, con proiezioni che parlano di 21 miliardi entro il 2028;
- Il 68% della potenza installata nazionale è concentrato nella sola provincia di Milano;
- Nel 2025, le richieste di connessione alla rete elettrica da parte dei data center hanno raggiunto i 60 gigawatt.
Sono numeri di per sè importanti, che diventano ancora più significativi quando il caldo estremo mette sotto pressione la rete elettrica e le infrastrutture di raffreddamento. Quest’ultimo pesa per oltre la metà della bolletta energetica di un data center. Per questo siamo certi che il dibattito sia legittimo e necessario, ma forse manca un pezzo: chi fa cosa nella filiera del cloud.
La distinzione che in pochi spiegano: chi possiede il data center e chi ci eroga servizi
Quando un'azienda usa servizi cloud (infrastruttura, backup, storage etc) interagisce con il proprio cloud provider. Ma i server fisici che ospitano quei servizi risiedono in strutture costruite, alimentate e raffreddate da operatori di data center. Sono due attori diversi con responsabilità diverse.
- Un operatore di data center (come Data4, Vaultica o Aruba nel nostro caso) progetta le strutture, negozia i contratti energetici, gestisce i sistemi di raffreddamento e decide come alimentare i propri impianti.
- Un cloud provider (come CloudFire) eroga servizi su quella infrastruttura: sceglie in quali strutture operare, quali standard richiedere, ma non sempre ha il controllo diretto sull'impianto energetico o sul sistema di raffreddamento.
(La distinzione non sussiste se il cloud provider possiede e crea il proprio datacenter)
Questa differenza non è un dettaglio tecnico, è il cuore di qualsiasi discorso serio sulla sostenibilità del cloud. Confondere i due ruoli porta a due errori opposti: dare meriti ambientali a chi non li ha, o attribuire responsabilità a chi non ha gli strumenti per intervenire direttamente.
I data center che ospitano i servizi CloudFire: dati verificabili
CloudFire eroga i propri servizi da tre region italiane, ospitate in strutture di operatori terzi. Ecco cosa sappiamo, e che puoi verificare, sulle pratiche ambientali di queste strutture.
Prima, una premessa utile. Per capire quanto un data center è efficiente nel suo uso di energia, il settore usa un indicatore chiamato PUE (Power Usage Effectiveness). In parole semplici: misura quanta energia in più serve, oltre a quella che alimenta i server veri e propri, per far funzionare tutto il resto, raffreddamento, illuminazione, sistemi di sicurezza. Un PUE di 1.0 significa che tutta l'energia va ai server (un ideale teorico). La media europea si aggira intorno a 1.5-1.6. Più il numero è basso, meno energia viene "sprecata" per tenere in piedi la struttura attorno ai server.

Data4 - Milano (MI1)
Data4 opera un campus di data center nell'area milanese e ha reso pubblico un piano di sostenibilità con obiettivi concreti al 2030.
Il loro obiettivo principale è la carbon neutrality sulle emissioni dirette, quelle prodotte direttamente dai propri impianti (per esempio dai generatori diesel di emergenza) e quelle legate all'energia acquistata dalla rete. Nel linguaggio tecnico si parla di emissioni "Scope 1 e 2". In parallelo, Data4 punta a ridurre del 38% le emissioni Scope 3, cioè quelle indirette generate lungo tutta la catena del valore, dai fornitori ai materiali di costruzione.
Per i nuovi data center, il PUE target è inferiore a 1.2, un valore ambizioso che indica una struttura progettata per ridurre al minimo gli sprechi energetici. Data4 mette inoltre a disposizione dei clienti un Green Dashboard: uno strumento per monitorare l'impronta ambientale della propria infrastruttura ospitata, un segnale di trasparenza non comune nel settore.
Vaultica (ex Stack) - Siziano (MI2)
Il campus MIL01 di Siziano, alle porte di Milano, è la struttura che ha ottenuto la prima certificazione Tier 4 in Italia, il livello massimo di affidabilità e ridondanza per un data center.
Sul fronte energetico, il campus è alimentato al 100% da fonti rinnovabili, con un mix di energia rinnovabile certificata acquistata dalla rete e produzione solare on-site grazie a impianti fotovoltaici installati direttamente nel sito. Il suo PUE è di circa 1.3, un valore significativamente migliore della media europea, che vuol dire meno energia dispersa in attività accessorie.
Anche l'acqua è un tema rilevante, perché molti data center la usano per il raffreddamento. Vaultica Siziano nel 2024 dichiarava un WUE (Water Usage Effectiveness) di circa 0.8 e utilizza sistemi di raccolta di acqua piovana e neve sciolta per ridurre il prelievo dalla rete idrica municipale. La struttura è certificata ISO 14001 (gestione ambientale) e ISO 50001 (gestione energetica), due standard internazionali che attestano l'esistenza di un sistema strutturato per monitorare e ridurre l'impatto ambientale e i consumi energetici.
Aruba - Roma (RM1)
La region RM1 è ospitata nel data center Hyper Cloud IT4 di Aruba, un campus da 74.000 m² alle porte di Roma, con una capacità complessiva di 30 MW distribuita su 5 edifici indipendenti.
L'energia che alimenta la struttura proviene da fonti rinnovabili certificate con Garanzia di Origine (GO), un sistema di tracciabilità europeo che garantisce che l'energia acquistata sia stata effettivamente prodotta da fonti rinnovabili. Il campus dispone anche di impianti fotovoltaici per la produzione di energia direttamente in loco. A livello di gruppo, Aruba ha una strategia energetica articolata: possiede 11 centrali idroelettriche tra Piemonte, Lombardia, Veneto e Friuli-Venezia Giulia, le ultime tre acquisite a luglio 2026, con una capacità di produzione che supera i 60 GWh annui, equivalente al consumo di oltre 22.000 famiglie.
Sul raffreddamento, Aruba adotta l'approccio del free cooling. In pratica, quando la temperatura esterna è sufficientemente bassa, l'impianto usa direttamente l'aria esterna (filtrata) per raffreddare i server, invece di far lavorare i sistemi di condizionamento tradizionali. Questo approccio riduce il consumo energetico per il raffreddamento fino al 60%. Quando il free cooling non basta, il raffreddamento è mirato, interviene solo dove serve, riducendo gli sprechi.
E noi? Cosa c'entra CloudFire con tutto questo?
Quei numeri che hai appena letto, energie rinnovabili, PUE, free cooling, centrali idroelettriche, non sono merito nostro e non intendiamo prendercelo. Quando abbiamo scelto I datacenter che appena citati come partner per le nostre region, la sostenibilità ambientale non è stato il criterio principale. Li abbiamo scelti per la loro posizione strategica nel nord Italia, per le certificazioni di sicurezza, per l'affidabilità dell'infrastruttura, per la capacità di supportare i livelli di servizio che garantiamo ai nostri clienti.
Il fatto che queste strutture abbiano pratiche di sostenibilità avanzate è un valore che riconosciamo e che riteniamo giusto rendere trasparente. Non abbiamo progettato quei sistemi di raffreddamento, non abbiamo negoziato quei contratti per l'energia rinnovabile, non abbiamo installato quei pannelli fotovoltaici.
Quello che possiamo dire è questo: sappiamo dove risiedono i tuoi dati, in quali strutture, alimentate da quali fonti. E crediamo che questa trasparenza abbia un valore, soprattutto in un momento in cui il dibattito sull'impatto dei data center rischia di polarizzarsi tra chi minimizza e chi demonizza, senza che nessuno racconti com'è fatta davvero la filiera.
Un paio di cose da tenere a mente quando scegli un provider
Abbiamo scritto questo articolo perché crediamo che che siano contenuti da condividere. Se stai valutando un cloud provider, o se vuoi semplicemente capire meglio quello che già usi, ci sono alcuni aspetti che vale la pena esplorare.
- Il primo è la fonte energetica: sapere se il data center è alimentato da rinnovabili certificate, se ha produzione in loco (fotovoltaico, idroelettrico) e qual è il suo PUE ti dà un'idea concreta di come viene usata l'energia. Non è l'unico fattore che conta nella scelta di un provider, ma è un'informazione che dovresti poter trovare facilmente, e se non la trovi, è già un segnale.
- Il secondo è la trasparenza sulla filiera: un cloud provider non è (quasi mai) il proprietario del data center. Ma dovrebbe sapere in quale struttura risiedono i tuoi dati, come è alimentata e quali certificazioni ha. Noi abbiamo provato a fare esattamente questo esercizio in queste righe, e ci sembra un buon punto di partenza per una conversazione più ampia su come il settore cloud racconta sé stesso.

