Di ChatGPT e magnifiche sorti e progressive

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E’ sempre molto stimolante ascoltare Roberto che, con l’incrollabile entusiasmo che lo caratterizza, mi descrive l’avanzare e lo sviluppo di meraviglie tecnologiche che io, da autentica boomer, fatico a comprendere, accontentandomi spesso di una brancolante intuizione (ma cerco di non farglielo capire!).

Qualche giorno fa ci siamo trovati a confrontarci sulla nuova mirabolante App di Intelligenza Artificiale (Chat GPT) chiedendoci -come tutti in questi ultimi mesi- quanto questa innovazione cambierà le cose: ci ritroveremo umani inutili, resi impotenti da un software che può fornirci dati e soluzioni in tempi e livelli di complessità per noi inimmaginabili? In altre parole, un po' più drammatiche e generiche: il progresso tecnologico ci spazzerà via? O siamo invece sulla soglia di un cambiamento straordinario che ci permetterà di raggiungere incredibili risultati?  

La discussione è antica: già il buon Leopardi denunciava l’illusione delle “magnifiche sorti e progressive” esaltate dall’età dei Lumi, concludendo amaramente sulla totale insignificanza dell’uomo e delle sue illusioni di progresso, mentre poco dopo Nietzsche invocava con slancio morte di Dio e annesso avvento del Superuomo.

Tuttavia, la novità ha stimolato me e Roberto (che tendiamo ad essere più ottimisti di Leopardi, ma non ci vuole molto) a riflettere, molto più prosaicamente, su cosa può significare in una organizzazione smart poter accedere a soluzioni di IA di questo tipo.

Già con l’avvento dei motori di ricerca su internet ci siamo ben resi conto che trovarsi nello tsunami di una “bulimia” informativa non è che proprio risolvesse tutti i problemi: bisogna sapere cosa chiedere e bisogna capire, tra le tante informazioni, cosa ci serve sapere. La disponibilità/velocità di informazioni ha sicuramente annullato la necessità di molti compiti a basso valore aggiunto (ad esempio il tempo che mi occorreva prima per andare in biblioteca) ma non ha per nulla abbassato la necessità di far funzionare il cervello (qualcuno potrebbe obiettare che ci ha tolto la scusa di farci una passeggiata al sole per raggiungere la biblioteca).

Tzunami di informazioni

Ora la mirabolante Chat GPT pare faccia un ulteriore salto: non solo ci reperisce informazioni in modo altamente specifico e “customizzato” sul nostro bisogno, ma le rielabora in modo straordinario eseguendo nuove cose e risolvendo problemi. Un conto è chiedere chi era Cristoforo Colombo, e in un nano secondo avere a disposizione tutta la storia delle scoperte geografiche, altro è chiedere di scrivere una storia di cosa penserebbe Colombo se all’improvviso si trovasse nel tempo presente in America (non è un esempio a caso: guarda sul sito di Chat GPT e la IA ci offre una bella storiella al proposito).

Tuttavia, nonostante questo “salto” nel saper rielaborare informazioni sia davvero straordinario a me pare che si stia ripetendo uno scenario già vissuto: la tecnologia ci permette di sistematizzare ed automatizzare tutta una serie di operazioni che prima ci occupavano anche intensamente ed arriva a farlo anche meglio di noi, ma ogni volta che questo accade si aprono ulteriori spazi di complessità in cui siamo chiamati a navigare.

Prendiamo l’esempio dei gestionali aziendali: fanno molto meglio di noi tutta una serie di operazioni e sono essenziali per governare dei processi la cui complicazione supererebbe le nostre capacità. Tuttavia è lapalissiano che un’azienda non ha risolto i suoi problemi organizzativi inserendo un gestionale: il nostro mondo è complesso e non complicato, governato da incertezza e imprevedibilità che le persone sono chiamate tutti i giorni ad interpretare e governare attraverso decisioni a “razionalità limitata”. Forse può aiutarci un parallelismo con il funzionamento del nostro cervello: quest’ultimo, nell’imperativo di non sprecare energie, una volta codificata una serie di comportamenti cerca autenticamente di “metterla via”, depositandola nel nostro inconscio routinario. Classico esempio la guida dell’automobile: dopo qualche tempo non pensiamo più alla sincronizzazione acceleratore/frizione/cambio marcia perché il nostro cervello l’ha fatta diventare una routine inconsapevole. Questo ci permette di approfittare del tempo in auto per chiamare il nostro vecchio amico o ascoltarci l’ultima canzone dei Maneskin, oppure, se vogliamo, riempire quel tempo di improrogabili e noiose telefonate di lavoro….ma questa è una nostra scelta o, come direbbe qualche teologo, questione di libero arbitrio (dettaglio del quale mi pare sia sprovvisto Chat GPT).

Per inciso: se mi stai obiettando che sei costretto a fare telefonate noiose di lavoro mentre guidi vorrei ricordarti la passeggiata al sole in biblioteca di cui prima: possiamo decidere di farla comunque anche se non abbiamo più bisogno della biblioteca…..il progresso tecnologico potrebbe costringerci ad assumerci la responsabilità delle nostre scelte (ma questa è un’altra storia e magari l’approfondiamo in un prossimo articolo).

Labirinto di processi e azioni per raggiungere un'idea

Tornando a noi: se ci fidiamo di questo modello interpretativo, l’avvento della IA nelle nostre organizzazioni stresserà ancora di più la direzione già in atto, ovvero avere sempre meno bisogno di bravi esecutori ed eruditi e sempre più di persone in grado di sviluppare una capacità molto antica: quella di fare/farsi domande intelligenti (per inciso: la filosofia è quella cosa che ritiene che  la domanda possa essere a volte molto più importante della risposta), di intercettare informazioni critiche (per pericolo od opportunità) e di sapere fare una “meta riflessione”, ovvero: non cosa sto facendo ma come sto facendo quello che sto facendo, salendo sempre più di livello. Mi verrebbe da dire: ci costringerà a diventare sempre più uomini, nel senso di specie diversa da tutte le altre perché dotata di riflessività e creatività.

Ma di queste cose Roberto era ben convinto prima dell’arrivo di ChatGPT, e se adesso si alza l’asticella della sfida ben venga: in Cloudfire a nessuno piace giocare facile!

PS: e adesso potresti chiederti se quest’articolo è la risposta alla domanda “Hey ChatGPT scrivimi un articolo su di te per il blog di Cloudfire!”.

Di ChatGPT e magnifiche sorti e progressive

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E’ sempre molto stimolante ascoltare Roberto che, con l’incrollabile entusiasmo che lo caratterizza, mi descrive l’avanzare e lo sviluppo di meraviglie tecnologiche che io, da autentica boomer, fatico a comprendere, accontentandomi spesso di una brancolante intuizione (ma cerco di non farglielo capire!).

Qualche giorno fa ci siamo trovati a confrontarci sulla nuova mirabolante App di Intelligenza Artificiale (Chat GPT) chiedendoci -come tutti in questi ultimi mesi- quanto questa innovazione cambierà le cose: ci ritroveremo umani inutili, resi impotenti da un software che può fornirci dati e soluzioni in tempi e livelli di complessità per noi inimmaginabili? In altre parole, un po' più drammatiche e generiche: il progresso tecnologico ci spazzerà via? O siamo invece sulla soglia di un cambiamento straordinario che ci permetterà di raggiungere incredibili risultati?  

La discussione è antica: già il buon Leopardi denunciava l’illusione delle “magnifiche sorti e progressive” esaltate dall’età dei Lumi, concludendo amaramente sulla totale insignificanza dell’uomo e delle sue illusioni di progresso, mentre poco dopo Nietzsche invocava con slancio morte di Dio e annesso avvento del Superuomo.

Tuttavia, la novità ha stimolato me e Roberto (che tendiamo ad essere più ottimisti di Leopardi, ma non ci vuole molto) a riflettere, molto più prosaicamente, su cosa può significare in una organizzazione smart poter accedere a soluzioni di IA di questo tipo.

Già con l’avvento dei motori di ricerca su internet ci siamo ben resi conto che trovarsi nello tsunami di una “bulimia” informativa non è che proprio risolvesse tutti i problemi: bisogna sapere cosa chiedere e bisogna capire, tra le tante informazioni, cosa ci serve sapere. La disponibilità/velocità di informazioni ha sicuramente annullato la necessità di molti compiti a basso valore aggiunto (ad esempio il tempo che mi occorreva prima per andare in biblioteca) ma non ha per nulla abbassato la necessità di far funzionare il cervello (qualcuno potrebbe obiettare che ci ha tolto la scusa di farci una passeggiata al sole per raggiungere la biblioteca).

Tzunami di informazioni

Ora la mirabolante Chat GPT pare faccia un ulteriore salto: non solo ci reperisce informazioni in modo altamente specifico e “customizzato” sul nostro bisogno, ma le rielabora in modo straordinario eseguendo nuove cose e risolvendo problemi. Un conto è chiedere chi era Cristoforo Colombo, e in un nano secondo avere a disposizione tutta la storia delle scoperte geografiche, altro è chiedere di scrivere una storia di cosa penserebbe Colombo se all’improvviso si trovasse nel tempo presente in America (non è un esempio a caso: guarda sul sito di Chat GPT e la IA ci offre una bella storiella al proposito).

Tuttavia, nonostante questo “salto” nel saper rielaborare informazioni sia davvero straordinario a me pare che si stia ripetendo uno scenario già vissuto: la tecnologia ci permette di sistematizzare ed automatizzare tutta una serie di operazioni che prima ci occupavano anche intensamente ed arriva a farlo anche meglio di noi, ma ogni volta che questo accade si aprono ulteriori spazi di complessità in cui siamo chiamati a navigare.

Prendiamo l’esempio dei gestionali aziendali: fanno molto meglio di noi tutta una serie di operazioni e sono essenziali per governare dei processi la cui complicazione supererebbe le nostre capacità. Tuttavia è lapalissiano che un’azienda non ha risolto i suoi problemi organizzativi inserendo un gestionale: il nostro mondo è complesso e non complicato, governato da incertezza e imprevedibilità che le persone sono chiamate tutti i giorni ad interpretare e governare attraverso decisioni a “razionalità limitata”. Forse può aiutarci un parallelismo con il funzionamento del nostro cervello: quest’ultimo, nell’imperativo di non sprecare energie, una volta codificata una serie di comportamenti cerca autenticamente di “metterla via”, depositandola nel nostro inconscio routinario. Classico esempio la guida dell’automobile: dopo qualche tempo non pensiamo più alla sincronizzazione acceleratore/frizione/cambio marcia perché il nostro cervello l’ha fatta diventare una routine inconsapevole. Questo ci permette di approfittare del tempo in auto per chiamare il nostro vecchio amico o ascoltarci l’ultima canzone dei Maneskin, oppure, se vogliamo, riempire quel tempo di improrogabili e noiose telefonate di lavoro….ma questa è una nostra scelta o, come direbbe qualche teologo, questione di libero arbitrio (dettaglio del quale mi pare sia sprovvisto Chat GPT).

Per inciso: se mi stai obiettando che sei costretto a fare telefonate noiose di lavoro mentre guidi vorrei ricordarti la passeggiata al sole in biblioteca di cui prima: possiamo decidere di farla comunque anche se non abbiamo più bisogno della biblioteca…..il progresso tecnologico potrebbe costringerci ad assumerci la responsabilità delle nostre scelte (ma questa è un’altra storia e magari l’approfondiamo in un prossimo articolo).

Labirinto di processi e azioni per raggiungere un'idea

Tornando a noi: se ci fidiamo di questo modello interpretativo, l’avvento della IA nelle nostre organizzazioni stresserà ancora di più la direzione già in atto, ovvero avere sempre meno bisogno di bravi esecutori ed eruditi e sempre più di persone in grado di sviluppare una capacità molto antica: quella di fare/farsi domande intelligenti (per inciso: la filosofia è quella cosa che ritiene che  la domanda possa essere a volte molto più importante della risposta), di intercettare informazioni critiche (per pericolo od opportunità) e di sapere fare una “meta riflessione”, ovvero: non cosa sto facendo ma come sto facendo quello che sto facendo, salendo sempre più di livello. Mi verrebbe da dire: ci costringerà a diventare sempre più uomini, nel senso di specie diversa da tutte le altre perché dotata di riflessività e creatività.

Ma di queste cose Roberto era ben convinto prima dell’arrivo di ChatGPT, e se adesso si alza l’asticella della sfida ben venga: in Cloudfire a nessuno piace giocare facile!

PS: e adesso potresti chiederti se quest’articolo è la risposta alla domanda “Hey ChatGPT scrivimi un articolo su di te per il blog di Cloudfire!”.

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