Cos'è e perché serve un piano di Disaster Recovery?

July 6, 2021
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Disastro globale
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Prevedere il Disaster Recovery è un passaggio chiave per proiettare la propria azienda nel futuro. Vediamo insieme perché.
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I rischi legati a momenti di inattività

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Le realtà aziendali italiane presentano situazioni anche molto differenti tra loro, ma un denominatore comune è senza dubbio la difficoltà di quando per cause esterne si è costretti ad affrontare momenti di inattività.

A prescindere da dove ci si trovi e da quale sia l’attività business, la recente Pandemia ha reso evidente il fatto che talvolta le aziende sono costrette a fare i conti con forze di causa maggiore, come disastri naturali, o danni causati dall’uomo.

Oltre alle ripercussioni sul tessuto sociale, non si può non considerare i gravi risvolti economici che un arresto delle attività produttive comporta.

Senza pensare necessariamente a disastri di proporzioni macro, anche soltanto un’ora di downtime costerebbe somme ingenti alla maggior parte delle vostre realtà…

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Per gli addetti ai lavori del settore informatico è un tema da affrontare sempre più frequentemente. Infatti, è proprio grazie alle infrastrutture informatiche e tecnologiche che queste situazioni possono essere previste e arginate. Come?

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La tecnologia per prevenire i danni

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È un dato di fatto: la maggior parte delle aziende ormai dispone di sistemi di backup che periodicamente “fotografano” la situazione esistente e sono in grado, in caso di necessità, di ripristinare la situazione risalente a quando è stato fatto l’ultimo backup.

Il processo di Disaster Recovery prevede: eseguire il backup, testare che tutto sia corretto, ripristinare i dati e infine ricostruire la fotografia più aggiornata.

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Quali fattori hanno contribuito ad avviare questo processo che ha visto l’accrescere della necessità di realizzare soluzioni tecnologiche in grado di assicurare la resilienza organizzativa delle imprese?

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Ne abbiamo individuati 3:

  • L’innovazione tecnologica delle aziende è diventata indispensabile e con essa è cresciuta la difficoltà nella gestione dei sistemi. Questo ha richiesto personale più qualificato e, nella maggior parte dei casi, si è optato per ricorrere direttamente agli specialisti del settore;
  • Sta crescendo esponenzialmente la richiesta di ripristino veloce, per non dover incorrere in momenti di inattività;
  • Per le aziende, la possibilità di ripristinare l’infrastruttura significa non perdere il proprio lavoro e non rischiare di non poter riaprire la propria attività a seguito di un'ingente perdita di dati.

Anche le aziende dotate di tutte le infrastrutture necessarie devono però considerare tutte le eventualità di danno possibile e valutare accuratamente le proprie caratteristiche peculiari.

Infatti, che si tratti di attacchi informatici, incidenti causati da errori umani, catastrofi ambientali, interruzioni di energia elettrica o guasti delle apparecchiature... Bisogna valutare caso per caso quale sia il metodo più efficiente per ripristinare le infrastrutture o i sistemi di dati per far sì che le applicazioni tornino operative.

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Cosa causerebbe maggior danno qualora ci fosse un'interruzione delle attività dipende dalla tipologia di azienda e dalla struttura.

Per poter stabilire la migliore strategia e non incorrere in spiacevoli perdite di dati, tempo e risorse economiche, è necessario prevedere un sistema che, in caso di catastrofe di qualsiasi tipo, sia in grado di assicurare un ripristino immediato e consenta di riprendere l’attività lavorativa limitando al minimo i danni dovuti dall’evento infausto.

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Il sistema è appunto il Disaster Recovery.

Vediamo insieme in cosa consiste…

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Che cos'è il disaster recovery e che vantaggi offre?

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In primis, dovrete analizzare le caratteristiche della vostra infrastruttura per dare un ordine di priorità nella definizione di quelle che sono le applicazioni più critiche e quelle che possono permettersi di attendere i tempi di ripristino del backup.

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Nello specifico, per attuare un piano di Disaster Recovery efficace è necessario:

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  • Fare un’analisi accurata dell’infrastruttura, delle policies e delle procedure;
  • Classificare i dati ed i sistemi da proteggere suddividendoli in 4 categorie: #Critici, #Vitali, #Delicati e #Non-Critici;
  • Predisporre il ripristino delle infrastrutture e dei sistemi Critici, cioè quei sistemi o applicazioni che hanno una funzionalità unica che non può essere sostituita da altri sistemi o applicazioni e che nemmeno azioni manuali possono sostituire;
  • Focalizzarsi sulle informazioni dei sistemi tecnologici che supportino la continuità delle attività critiche;
  • Definire il ripristino dei sistemi Vitali, cioè quei sistemi per un periodo limitato possono essere gestiti manualmente con un impatto notevolmente inferiore rispetto a quelli critici e, se ripristinati entro qualche giorno, creano danni contenuti;
  • Valutare l’iter da seguire rispetto ai sistemi o applicazioni Vitali - che possono essere gestiti manualmente ma che allo stesso tempo potrebbero causare inefficienze per l’impiego di troppe risorse - e quelli Non- Critici, per i quali anche una lunga inattività non provoca grossi danni e nella maggior parte dei casi il cui ripristino risulta semplice;
  • È indispensabile anche individuare la tipologia di disastro possibile: se di causa naturale (incendi, alluvioni, terremoti etc…) o umano (errori, sabotaggio, attacco malevolo etc..). Nel primo caso, bisogna svolgere un’analisi e basarsi su quanto accade nell’ambiente circostante, nel secondo è più difficile preventivarlo perché potrebbe essere dovuto ad un errore di una persona all’interno dell’organizzazione oppure da un attacco mirato.

Città metropolitana distrutta da una esplosione

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Dopo aver raccolto tutte le informazioni necessarie ad avere un quadro completo della situazione, si procede con la messa a punto di un piano di Disater Recovery che garantisce vantaggi significativi.

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Le aziende che si dotano di un piano di Disaster Recovery si assicurano:

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  1. Rapido ripristino delle attività critiche indispensabili in tempi ridotti;
  2. Vantaggio competitivo rispetto a realtà che non avendo previsto nessun piano, in caso di catastrofe di origine naturale o crisi di altro tipo, dovrebbero arrestare l’operatività;
  3. Possibilità di preservare tutti gli aspetti fondamentali per la continuità del business, anche in caso disfunzioni significanti;
  4. Ridurre i costi e le perdite, talvolta fatali, in caso di un periodo di inattività dei sistemi;
  5. Last but not least, la garanzia di affidabilità e credibilità nei confronti di collaboratori interni ed esterni ma soprattutto verso clienti e fornitori, dal momento che un lungo down-time potrebbe ledere l’immagine del Brand che tanto faticosamente avete costruito.

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Le soluzioni possibili per effettuare un disaster recovery plan

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Dopo aver capito perché è necessario attuarlo e quali sono i vantaggi che offre, guardiamo ora nel dettaglio come occorre procedere per definire un DRP (Disaster Recovery Plan). Il punto di partenza è il tempo! O meglio, parliamo nello specifico dei tempi di RTO e RPO:

  • RTO - Recovery Time Objective – è il tempo tra l’interruzione ed il ripristino delle attività che viene ritenuto tollerabile;
  • RPO - Recovery Point Objective - indica il tempo massimo che deve intercorrere tra un backup e l’altro, quindi la quantità massima di dati che si è disposti a perdere in caso di arresto del sistema.

Dopo aver definito RPO e RTO, occorre passare alla scelta della tipologia di soluzione più adeguata. Il mercato ne offre diverse:

  • Cold-Site: Soluzione che prevede uno storage secondario off-site che resta inattivo fino a quando non diventa necessario. I tempi di ripristino sono piuttosto lunghi e possono durare fino a 5 giorni, per alcune realtà non è una soluzione fattibile dato il prolungato periodo di downtime;
  • Hot- Site: Servizio che, a differenza del Cold-site, è perennemente attivo e presenta repliche quasi istantanee della situazione e il ripristino è immediato. Non presenta una soluzione per tutte le realtà perché in pratica raddoppiano tutti i costi di infrastruttura: hardware, costi di gestione, licenze, connessione etc.
  • Virtualizzazione: Replica dell’intero ambiente informatico, permette quindi di disporre di VM (Virtual Machine) delle quali si può disporre in qualsiasi momento in quanto off-site. Le VM sono sempre accese, non necessitano di ulteriori configurazioni e sono fruibili in qualsiasi momento perché indipendenti dall’hardware.
  • DRaaS -Disaster Recovery as a Service: L’ultima tipologia per definire un piano di Disaster Recovery si avvale della disponibilità di un’infrastruttura Cloud sulla quale replicare la propria infrastruttura, in modo tale che - in caso di necessità - si possano ripristinare i sistemi e le applicazioni, definiti in precedenza, accendendo l’infrastruttura latente. È una soluzione estremamente flessibile che consente alle aziende di scegliere, in base alle proprie esigenze, se avvalersi di una soluzione a canone mensile oppure pay-per-usage.

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Bottone Start

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L'esperienza di Disaster Recovery con CloudFire

Noi di CloudFire abbiamo supportato partner e clienti nella definizione di piani di Disaster Recovery, analizzando insieme le caratteristiche e proponendo la soluzione migliore in base alle specifiche e alle disponibilità di ciascuna realtà. È infatti indispensabile scegliere accuratamente i referenti del progetto.

Il sistema che abbiamo realizzato più frequentemente è il DRaaS - Disater Recovery as a Service, che prevede una replica dei sistemi e delle applicazioni sull’infrastruttura in Cloud, per poter tollerare eventuali failure di un qualsiasi sito a fronte di qualsiasi evenienza.

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Tutta l’operazione avviene attraverso job di replica che si possono classificare in base alla natura dei sistemi e delle applicazioni, per le quali si possono differenziare gli RTO e RPO e decidere quindi in che ordine e con quali tempistiche ripartire in caso di interruzione delle attività.

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Con la soluzione di DraaS viene messa a disposizione una console dalla quale è possibile gestire il failover plan e provvedere a modificare le caratteristiche del servizio in qualsiasi momento, avendo quindi la possibilità di essere flessibili nei confronti dei cambiamenti strutturali e anche di poter riprendere le attività all’occorrenza.

L’estrema flessibilità presenta però dei fattori che potrebbero essere determinanti nella riuscita o meno del progetto, è quindi indispensabile potersi affidare ad esperti che sappiano impostare i procedimenti nel modo corretto e che offrano un supporto concreto e puntuale.

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Speriamo di avervi aiutato a capire meglio le dinamiche del Disaster Recovery Plan. Contattaci per realizzare il tuo!

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